A chiusura di un articolo apparso sulla stampa locale nello scorso febbraio, ci auguravamo come buon auspicio che le novità in maturazione nel Comune di Giulianova, sotto il profilo del rapporto fra politica e cittadini, si inserissero in un « modello alternativo di democrazia oltre l’orizzonte attuale (…) il primo passo verso una nuova relazione fra politica e società civile». Questo auspicio induceva altri colleghi della facoltà di Scienze Politiche di Teramo (statistici, comparatisti, filosofi), oltre chi scrive, e diversi studenti molto incuriositi, a collaborare gratuitamente con l’Amministrazione giuliese in uno dei più innovativi progetti di partecipazione democratica mai realizzata nella realtà regionale abruzzese, le cui fasi si sono concluse da poco meno di una settimana fa.
Vediamo in breve cosa si è fatto. Il Comune ha posto una questione politica da risolvere a un gruppo di cittadini estratti a caso, statisticamente individuati come campione casuale rappresentativo. Questi, secondo la metodologia del Sondaggio Deliberato ideato da James Fishkin, si sono immersi nella questione posta dopo aver ricevuto materiale informativo, lo hanno approfondito insieme a tecnici esperti, hanno avuto l’opportunità di ascoltare rappresentanti politici di vario orientamento favorendo così una discussione intensa e inusuale nell’attuale panorama politico locale e nazionale. Alla fine di parecchi giorni di dibattito il gruppo di cittadini che ha lavorato così intensamente ha acquisito, secondo la logica del filosofo americano ideatore di questo strumento partecipativo, il punto di vista a cui giungerebbe l’intera collettività se fosse stata sottoposta a quell’esperienza. Il quesito oggetto del sondaggio deliberativo è stato il seguente: “Date le possibili soluzioni di vendita (sei soluzioni), ai fini della copertura del Patto di Stabilità 2012 individuate dall’amministrazione comunale, quali di esse, secondo una graduazione di priorità, i cittadini interpellati ritengono debba essere adottata?”.
Un’attenta operazione di campionamento messa a punto dal collega di Statistica della Facoltà di Scienze Politiche, Prof. Andrea Ciccarelli, ha consentito l’individuazione di un gruppo rappresentativo di cittadini, scelto anche in ragione della loro dislocazione all’interno del territorio comunale (suddiviso in due zone). Tutti i partecipanti all’iniziativa democratico-partecipativa hanno ricevuto a casa il materiale informativo (cartografie e planimetrie complete dei dati catastali, forniti di ogni dettaglio, nonché delle attuali destinazioni d’uso e del valore commerciale). Ogni singolo focus è stato attentamente preparato da vari facilitatori che hanno svolto l’importante compito di sovraintendere allo svolgimento delle riunioni, mantenendo l’ordine e facendo rispettare scrupolosamente le regole. Dopo questa prima fase di confronto, i cittadini sono stati chiamati a partecipare all’assemblea plenaria. Essa si è articolata in due sub-fasi: nella prima i componenti aventi diritto di voto hanno nuovamente interloquito con i tecnici e ascoltato anche le opinioni espresse da altri portatori di interessi che hanno chiesto di intervenire, nella seconda i cittadini hanno votato e assunto la decisionale finale, la quale è stata trasmessa al Sindaco e pubblicata sul sito del Comune.
L’iniziativa partecipativa appena conclusa a Giulianova è stata come un sasso in uno stagno ed ha “agitato” una situazione politica appiattita, come dappertutto, sull’autoreferenzialità di una classe politica ormai lontana mille anni luce dalla società civile. I rappresentanti dei partiti politici hanno risposto, infatti, in modo (molto) prevedibile. Alcuni hanno mostrato una lontananza abissale dai principi del costituzionalismo (accade anche ai parlamentari come si sa), negando l’esistenza di un diritto alla partecipazione insito e formalizzato nei principi del pluralismo politico e della sovranità popolare, con affermazioni del tipo «sono gli eletti che devono decidere, i cittadini votano ogni cinque anni». Questo, per fortuna, ha offerto a noi l’opportunità di tornare a parlare della nostra Costituzione. Altri hanno cercato la platea per attacchi all’Amministrazione comunale, come se in quei tavoli fosse presente l’interlocutore politico. Ma questo dai tavoli era rigorosamente assente: servirà a capire, per il futuro, che la partecipazione dei cittadini non può essere strumentalizzata da chi è alla ricerca del consenso. Quando si è trattato di votare, infatti, i cittadini lo hanno fatto con molta maturità utilizzando gli strumenti che avevano a disposizione e ignorando gli inviti al boicottaggio.
Il percorso iniziato, a meno che i politici non intendano tornare a chiudersi nella propria autoreferenzialità, non potrà che portare cose positive. I cittadini hanno compreso appieno il senso dell’iniziativa. Hanno dato la loro disponibilità e hanno lavorato con impegno, ascoltato attentamente tutti (non mancando di utilizzare anche un sano e costruttivo senso di critica) e, infine, con grande senso civico, hanno deliberato.
C’è un nuovo segnale da cui si può partire per dimostrare che la sovranità del popolo può non essere più solamente una finzione, ma può sostanziarsi nella misura in cui la politica è disposta a rinnovarsi e finalmente mettersi al servizio dei cittadini.
Ci auguriamo invece, che l’esempio che viene da Giulianova possa essere seguito da altri e ripetuto, magari migliorandolo. Chi sa che la politica non stia davvero cambiando?…
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